Etichette trasparenti per legge, ma… ancora mancano i decreti attuativi!
La nuova normativa italiana impone di indicare l’origine dei prodotti. Un’arma in più contro i sofisticatori. Ma l’europa potrebbe bloccare tutto anzichè usare questa normativa più avanzata come modello anche per gli altri paesi….
nel nostro paese più della metà di concentrato di pomodoro spacciato come San Marzano, viene dalla Cina. Non a caso l’elenco delle requisizioni dell’Agenzia delle dogane, è infarcito di sequestri di pelati contraffatti, per lo più in provincia di Napoli.
Altro grande business delle contraffazioni alimentari è rappresentato dall’olioextravergine d’oliva, come quello sequestrato la vigilia di Natale a Salerno che risultavaessere in realtà Olio di oliva lampante (il cui nome deriva dal fatto che era quello una volta usato per le lampade e che può essere venduto come alimentare solo dopo rettifiche).
Ma c’è anche il latte ungherese spacciato per italiano al cento per cento. Carni conormoni, prodotti di qualità completamente falsificati che non risparmiano nemmeno i nostri più blasonati simboli dell’italica cucina, tra cui il vino e i formaggi.
Nonostante la crisi, l’import-export del cibo taroccato tira alla grande in nome del facile guadagno, spesso all’ombra delle organizzazioni malavitose che hanno individuato nella contraffazione degli alimenti un settore redditizio per i loro affari illegali, al punto che anche tra le cartedi WikiLeaks sono stati trovati dispacci assai allarmati del console americano di Napoli preoccupato delle mele cariche di pesticidi provenienti dalla Moldova, dei panifici gestiti dalla camorra dove si impasterebbe il pane con sostanze tossiche e di alcune fabbriche del casertano che producono mozzarelle di bufala con latte boliviano. Insomma non siamo messi benissimo: frodi, truffe, scadenze non rispettate, alimenti in cattivo stato di conservazione, carenze igieni costrutturali e, sempre più spesso, irregolarità sulle etichette degli alimenti imperversano intorno a noi e attentano alla nostra salute.
Fronte del cibo
Da una parte l’industria delle frodi e delle sofisticazioni alimentari e dall’altra Nas, Dogane, Ministero della salute, Capitanerie di porto e perfino Guardia forestale.
Soltanto i Nas hanno effettuato quasi 35.000 controlli nel 2009 (i dati del 2010 non sono ancora disponibili) con più di 23.000 infrazioni rilevate. Sul fronte del cibo si combatte una guerra senza quartiere. Le leggi non mancano e sono anche buone. Si partedalla famosa 283 del 1962 e si finisce con la recente legge sull’etichetta d’origine approvata all’unanimità dalla Commissione agricoltura della Camera il 19 gennaio scorso sulla quale pende però il giudizio dell’Europa che, si teme, potrebbe sanzionarla in nome della libera concorrenza.
Purtroppo in Europa ci sono i lobbisti delle potenti multinazionali pronti a ostacolare il cammino di tutti quei provvedimenti che potrebbero danneggiarle, ma ci sono anche paesiche non puntano sulla tipicità del prodotto.
Frodi barbare
Indubbiamente questa legge va più a vantaggio dei nostri produttori i quali potrebbero essere preferiti ad altri paesi, soprattutto quelli del Nord Europa, grazie all’etichettatura d’origine. Ma forse non è una buona ragione per dire che questa legge ostacola la libera circolazione delle merci, mettendo in secondo piano, se non addirittura rimuovendo, il problema della trasparenza e del diritto dei consumatori a sapere esattamente da doveviene tutto quello che mangiamo.
«Prendiamo il caso dei polli alla diossina provenienti dalla Germania – prosegue Silvia Biasotto –; se tutti i cittadini europei avessero saputo da dove arrivava quella carnesi sarebbero limitati a non acquistarla. Invece un intero settore è stato messo in ginocchioperché la gente non si fidava e non comprava più polli, neanche quelli sani allevati inItalia, solo che nessuno lo sapeva».
Lo spirito della legge
«Abbiamo sempre sostenuto che l’informazione sui prodotti è quasi un diritto naturale deicittadini perché io voglio sapere da dove proviene la materia prima, voglio sapere tutto diquello che mangio – aggiunge Rosario Trefiletti, Presidente di Federconsumatori –.Intendiamoci, voglio sapere tutto anche delle scarpe che indosso, però qui siamo nelcampo della salute e io pretendo di conoscere esattamente la filiera del cibo che mangio,quindi bene questa legge. La questione che ci preoccupa di più – prosegue Trefiletti – è che l’Europa possa aprire un procedimento di infrazione se giudica che questa nostranuova legge sulle etichettature dei prodotti introduce una turbativa al libero mercato. Noi,al contrario, ci auguriamo che le istituzioni comunitarie convincano anche gli altri paesiche è un diritto di tutti i cittadini dell’Unione sapere da dove arrivano i prodotti che mangiamo».
L’esito del confronto che sicuramente si aprirà non è scontato. La speranza e che, siccome l’Italia ha una delle migliori legislazioni in materia di sicurezza alimentare, l’Europa spinga gli altri Paesi ad adeguarsi ai nostri avanzatissimi standard di legge, una delle poche cose di cui possiamo vantarci nel mondo.
«Dunque sarebbe sbagliato cercare una mediazione al ribasso, sono gli altri che devono tenersi al passo con noi – avverte Trefiletti –. Il punto è che anche gli altri paesi devono avere l’etichettatura d’origine, quindi la battaglia va estesa, bisogna che la comunità europea si ispiri alle leggi più avanzate».
In attesa del giudizio dell’Europa, dunque, si va avanti. Entro sessanta giorni il governo dovrà approvare i decreti attuativi. I primi ad essere approvati riguarderanno molto probabilmente le carni suine e avicunicole (per i bovini siamo già aposto dai tempi della Bse) e la filiera lattiero casearia. Non si tratta è ovvio di provvedimenti banali, per questo sono previsti dei tavoli interministeriali ai quali però sono iscritti solo i produttori e non anche le associazioni dei consumatori.
Fonte:
Consumatori, pag. 6
N. 2 – Marzo 2011